Glossario del caffè: tutti i termini dalla A alla Z

Dall’acidità alla tostatura, dall’arabica alla cuccumella napoletana: questo glossario del caffè raccoglie i termini che senti nominare al bar, leggi sulle confezioni o incontri parlando di estrazione. Ogni voce spiegata in modo semplice, da una torrefazione napoletana che tosta dal 1936.

A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z

A

Acidità

Non è un difetto: nel caffè è quella scintilla viva che senti sulla punta della lingua, come quando mordi un frutto fresco. Dipende dalla varietà, dall’altitudine e dalla tostatura. Un Arabica d’altura ben tostato la mostra; una tostatura troppo scura la spegne.

Aeropress

Piccolo cilindro inventato nel 2005 che mescola acqua e macinato e poi li spinge attraverso un filtro grazie alla pressione di uno stantuffo. Tirà fuori una tazza pulita, senza fondi, in meno di un minuto. Da campeggio, da scrivania, da viaggio.

Affogato

Una pallina di gelato (fior di latte o crema) annegata sotto un espresso bollente. Italiano al 100%, perfetto come fine pasto.

Amaro

Una delle quattro percezioni di base del gusto. Nel caffè è sempre presente, ma deve restare in equilibrio: troppo amaro vuol dire tostatura spinta, macinatura troppo fine o acqua troppo calda.

Arabica

La specie nobile, Coffea arabica. Cresce in quota (sopra gli 800-900 metri), ha chicco allungato e profilo aromatico ricco, con punte dolci, fruttate o floreali a seconda dell’origine. Vale circa due terzi del caffè prodotto al mondo. Meno caffeina della Robusta.

Aroma

Tutto quello che il naso percepisce, prima del sorso e durante. Nel caffè parliamo di centinaia di composti volatili che si liberano dopo la tostatura: fiori, frutta, cioccolato, frutta secca, spezie. Si valuta a tazza aperta e mentre si beve.

Astringente

La sensazione asciutta, “che lega” in bocca, simile a quando mordi un cachi acerbo. Segnala spesso una sovraestrazione o un caffè vecchio.

B

Barista

Chi sta dietro al bancone e trasforma chicchi e latte in qualcosa di buono. Non è semplicemente “chi schiaccia il pulsante”: un buon barista regola macinatura, dosa, controlla l’erogazione e monta il latte con la consistenza giusta.

Bloom

Il primo getto d’acqua sul macinato nelle estrazioni filtro: serve a far uscire la CO₂ che il caffè tostato ancora trattiene. Quando vedi la “schiumetta” gonfiarsi, sta avvenendo. Senza bloom l’estrazione è disomogenea.

Bouquet

L’insieme degli aromi che riesci a riconoscere in tazza. È il “ritratto sensoriale” di un caffè: più sfumature distingui, più il caffè è interessante.

Brew ratio

Il rapporto tra acqua e caffè usato in estrazione. Per un espresso italiano, di solito 1:2 (es. 7 g di macinato per 14 ml di bevanda). Per un filtro siamo più larghi, 1:15-1:17. Cambiandolo cambia tutto: intensità, corpo, dolcezza.

C

Caffè filtro

Tutto il mondo delle estrazioni a gravità: pour over, Chemex, V60, French Press. Acqua che passa lentamente attraverso il macinato e un filtro (carta, metallo o stoffa). Tazza più grande dell’espresso, niente crema, profilo più “trasparente”.

Caffè sospeso

La voce identitaria di Napoli. Tradizione che nasce nei bar partenopei di inizio Novecento: chi paga due caffè ma ne beve uno solo, lascia il secondo “in sospeso” per chi entrerà dopo e non potrà permetterselo. È un patto silenzioso fra clienti.

Caffè verde

Il chicco prima di entrare nella tostatrice. Color verde-grigio, sapore vegetale, nessun aroma di caffè come lo conosciamo: tutto quello che amiamo nasce dalla tostatura.

Caffeina

L’alcaloide responsabile dell’effetto stimolante. Nei chicchi di Robusta è più del doppio rispetto all’Arabica. Curiosità: l’espresso, per quanto intenso, ne ha meno di un caffè filtro grande, perché il contatto acqua-caffè è brevissimo.

Cappuccino

Un terzo di espresso, un terzo di latte caldo, un terzo di schiuma compatta. Bevanda da colazione (mai dopo i pasti).

Chemex

Caraffa di vetro a clessidra disegnata negli anni ’40, usa un filtro di carta spesso che restituisce una tazza limpidissima, quasi tisanale. Estetica da museo, profilo nettissimo.

Chicco

Il seme contenuto dentro la drupa della pianta. Ogni frutto ne contiene di norma due. È la materia prima da cui tutto inizia.

Cintura del caffè

La fascia tropicale tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno: l’unica zona del pianeta dove il caffè cresce bene. Comprende paesi come Brasile, Colombia, Etiopia, Vietnam, India — tutti luoghi da cui BrasCafè importa il proprio verde.

Cold brew

Caffè estratto a freddo, lasciando il macinato in infusione in acqua a temperatura ambiente o fredda per 12-24 ore. Risultato: dolce, morbido, basso in acidità. Si serve liscio o con ghiaccio.

Corpo

La consistenza in bocca, dalla più leggera (acquosa) alla più piena (sciropposa, cremosa). Un Robusta ben tostato dà corpo importante; un filtro dà corpo leggero. Non è meglio o peggio: è una caratteristica.

Crema

Lo strato nocciola-marrone che corona un espresso ben fatto. Non è zucchero, non è grasso del latte: è un’emulsione di oli e CO₂ rilasciata dal macinato fresco sotto pressione. Se manca, qualcosa non va.

Cuccumella

Termine identitario BrasCafè. La caffettiera napoletana, quella di alluminio o rame in tre pezzi che si capovolge una volta arrivata in ebollizione. Estrazione per filtrazione e gravità, non per pressione: il caffè scende lentamente e arriva in tazza denso, profumato, “lungo”. Inventata a Napoli nell’Ottocento, ha allenato il palato della città prima che arrivasse la moka.

Cupping

La degustazione professionale. Macinato grossolano, acqua a 93-94 °C, infusione in tazza scoperta, rottura della crosta col cucchiaio, valutazione di aroma, gusto, corpo, retrogusto e dolcezza. Si fa per controllare qualità e selezionare lotti.

D

Decaffeinato

Caffè a cui è stata tolta quasi tutta la caffeina (oltre il 97% per legge UE). I metodi più rispettosi del gusto sono quello a CO₂ supercritica e lo Swiss Water, entrambi senza solventi chimici. Il sapore può conservarsi ottimo se la lavorazione è buona.

Drupa

Il frutto della pianta del caffè, simile a una ciliegia, con buccia rossa o gialla a maturazione. Dentro ci sono due semi (cioè due chicchi) abbracciati da una pellicina e da una mucillagine zuccherina.

E

Espresso

Il modo italiano di fare caffè: 7-9 g di macinato finissimo, acqua a 90-93 °C spinta a circa 9 bar per 25-30 secondi, 25-30 ml in tazza. Concentrato, cremoso, da bere subito. La base di tutto: cappuccino, macchiato, marocchino, affogato.

Estrazione

Il momento in cui l’acqua attraversa il macinato e si carica di tutto quello che il caffè ha da dare (aromi, oli, zuccheri, acidi, caffeina). Sotto-estratto: acquoso e acido. Sopra-estratto: amaro e legnoso. La maestria sta nel mezzo.

F

French Press

La caffettiera a stantuffo, anche detta “a pistone”. Macinato grosso, infusione 4 minuti, si abbassa il filtro, si versa. Tazza corposa, ricca di oli, leggermente torbida.

G

Granulometria

La dimensione del macinato. Espresso = polvere finissima. Moka = fine. Filtro/Chemex = medio. French Press/Cold Brew = grossolano. Sbagliare granulometria significa rovinare l’estrazione.

H

Honey process

Lavorazione del caffè a metà strada tra il naturale e il lavato: si toglie la buccia ma si lascia la mucillagine zuccherina attaccata al chicco durante l’essiccazione. Il risultato in tazza è dolce, complesso, con note di miele e frutta matura.

L

Lavato

Lavorazione “wet”: dopo la raccolta, si toglie buccia e mucillagine prima di essiccare. Restituisce un profilo pulito, definito, acidità più viva. È la lavorazione classica dei caffè centroamericani e di gran parte degli africani di qualità.

Liberica

La terza specie commerciale di caffè, dopo Arabica e Robusta. Coltivata in piccole quantità (Filippine, Malesia, Africa occidentale). Chicco grande e irregolare, aroma legnoso e affumicato, gusto particolare che divide.

Lungo

Espresso prolungato: si fa passare più acqua attraverso lo stesso macinato. Tazza più grande, gusto meno concentrato, spesso più amaro (perché l’acqua estratta in più trascina anche le note amare). Non è un americano: è una variante italiana dell’espresso

M

Macchiato

Espresso “macchiato” da un cucchiaio o due di latte: caldo se montato, freddo se aggiunto a temperatura ambiente. Nato a Napoli e in Italia del Sud per chi vuole un caffè più dolce senza arrivare al cappuccino.

Macinatura

Il processo di trasformazione del chicco tostato in polvere. Va calibrata sul metodo di estrazione e sulla freschezza del caffè. Macinare al momento è sempre meglio: il caffè in polvere perde aromi nel giro di pochi minuti.

Marocchino

Espresso, cacao amaro in polvere e schiuma di latte, servito in bicchierino di vetro. Inventato ad Alessandria negli anni ’30, oggi diffuso in tutta Italia. Più piccolo e intenso di un cappuccino al cioccolato.

Miscela

L’unione di caffè di origini e specie diverse per ottenere un profilo aromatico definito, stabile nel tempo e adatto a uno scopo (es. espresso italiano da bar). Il torrefattore è il sarto: combina chicchi che da soli sarebbero squilibrati, e tira fuori una tazza coerente.

Moka

La caffettiera in alluminio inventata da Bialetti nel 1933. Estrae a circa 1,5 bar grazie alla pressione del vapore. Non è espresso, ma in moltissime case italiane è il modo più diffuso di fare caffè. Vuole macinato fine ma non troppo, e mai forzare il manico se cigola.

Monorigine

Caffè proveniente da un solo paese, una sola regione o, ancora meglio, una sola piantagione (in quel caso si parla di single estate). L’opposto della miscela. Serve a far raccontare al chicco il suolo, l’altitudine, il clima da cui viene.

N

Naturale (essiccazione)

La drupa intera viene messa al sole per settimane, finché si secca attorno al chicco. Tecnica antica, tipica di Etiopia e Brasile. Rende il caffè dolce, con note di frutta matura e cioccolato.

P

Pergamino

La pellicina dura e secca che avvolge il chicco dopo le prime lavorazioni. Va rimossa prima della tostatura.

Picking

Raccolta a mano delle drupe, una a una, selezionando solo quelle mature. È lo standard dei caffè di qualità: lento, costoso, ma garantisce un raccolto omogeneo.

Portafiltro

Il “manico” della macchina espresso, quello dove va inserito il filtro col macinato. Si aggancia al gruppo e fa passare l’acqua. I baristi lo chiamano confidenzialmente “porta”.

Pre-infusione

Un breve passaggio d’acqua a bassa pressione prima dell’estrazione vera e propria, per bagnare uniformemente il macinato. Migliora estrazione, crema e dolcezza. Le buone macchine espresso lo fanno automaticamente.

Pressatura

Atto di compattare il macinato nel portafiltro col tamper. Va fatta dritta e con pressione uniforme: se la “pastiglia” è storta o piena di buchi, l’acqua trova le scorciatoie e l’estrazione si rovina.

Q

Q-Grader

Degustatore professionista certificato dal Coffee Quality Institute. È l’equivalente caffeicolo del sommelier per il vino: assaggia, valuta e attribuisce un punteggio in centesimi ai lotti di caffè verde.

Quaker

Un chicco verde acerbo o malformato che resta chiaro anche dopo la tostatura. È un difetto: in tazza dà note di paglia, di noccioline crude. Negli specialty si scartano a uno a uno.

R

Retrogusto

Il sapore resta in bocca dopo aver deglutito. Un buon caffè ha un retrogusto lungo, piacevole, coerente con l’aroma e il gusto. Un caffè mediocre svanisce in fretta o lascia note sgradevoli.

Ristretto

Espresso “corto”: stessa dose di macinato, meno acqua (15-20 ml invece di 25-30). Più concentrato, più cremoso, meno amaro perché si fermano i flussi finali dell’estrazione. È il caffè che ordinano i napoletani che lo vogliono “tosto”.

Robusta

La seconda specie commerciale (Coffea canephora). Cresce in pianura, resiste a malattie e parassiti, produce molto. Caffeina alta, corpo pieno, crema generosa, gusto più diretto e meno aromatico dell’Arabica. Nelle miscele espresso italiane storiche, quelle napoletane in particolare, la sua presenza è la firma.

S

Specialty coffee

Caffè che, valutato in cupping da Q-Grader certificati, raggiunge almeno 80 punti su 100 secondo lo standard SCA. Tracciabile fino alla piantagione, raccolto a mano, lavorato con cura. Una nicchia, non un’etichetta di moda.

Stripping

Raccolta a strappata: si pulisce l’intero ramo, drupe mature e immature insieme. Più veloce e meno costoso del picking, ma rovina la qualità. Si usa nelle grandi piantagioni industriali.

T

Tazzulella

Termine identitario BrasCafè. La tazzina, in napoletano. Non è solo l’oggetto: è il rito. “‘Na tazzulella ‘e cafè” è l’invito sociale per eccellenza a Napoli, una pausa, un momento condiviso, un modo per dirsi che ci si vuole bene.

Terroir

Termine preso in prestito dal vino: l’insieme di clima, altitudine, suolo e cura agricola che caratterizza un caffè e lo rende riconoscibile. Un Arabica del Brasile non sa di Arabica dell’Etiopia: il merito è del terroir.

Tostatura

La cottura del chicco verde. Avviene tra i 190 e i 230 °C, dura dai 10 ai 20 minuti, e durante il processo i chicchi perdono umidità, cambiano colore (dal verde al marrone) e sviluppano centinaia di composti aromatici nuovi. Si parla di primo crack e secondo crack: due “scoppiettii” che il torrefattore ascolta per capire quando fermarsi. Tostatura chiara = aromi delicati, acidità più viva. Tostatura scura = corpo pieno, note tostate, meno acidità — è la scuola napoletana.

V

V60

Filtro conico di Hario, in ceramica o plastica, con scanalature interne che migliorano il flusso. Permette estrazioni pour over molto controllate. Tazza pulita, dolce, brillante.

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